tradimenti
TORINO ANNI 70 cap. 30
10.11.2025 |
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"Mi allontanai la guardai e dissi:” adesso fai un “sorriso”, sei tale e quale a MARTA..."
martedì sera ore 20.00 Mi stavo preparando una frugale cena, tre uova strapazzate, gnocchi burro e salvia un bicchiere di dolcetto d’alba, niente pane.
Dovevo cominciare un po’ di sana dieta dimagrante, usando meno farinacei e più proteine, se volevo mettere muscoli ed essere in forma.
L’attività fisica, che mi accingevo a praticare, andava accompagnata da una buona dieta.
Per giovedì sera, avevo preso un appuntamento, mi sarei iscritto ad Aikido.
Avevo spento il gas e mi accingevo a scolare gli gnocchi, quando, suona il campanello.
Cazzo chi può essere a quest’ora? Non aspettavo nessuno, corsi ad aprire il portone e la porta di casa, senza chiedere chi fosse ed andai, sempre di corsa, a scolare gli gnocchi, prima che diventassero una mappazza. Li mischiai al burro e salvia, li impiattai, una abbondante spolverata di parmigiano e sentii la sua voce.
Permesso, posso entrare?
Cazzo. Enrica. Imprecai dentro di me. Adesso cosa vuole. Mi era passata la fame. Le dissi:” vieni avanti sono in cucina, mi sto mettendo a tavola. Hai già mangiato? Se vuoi dividiamo la cena, niente di eccezionale”.
Mi girai, apparve nella porta della cucina, in jeans, camicia militare, scarpe da tennis bianche e blu, i capelli lisci sciolti sulle spalle, niente trucco.
Un'altra Enrica, totalmente diversa da quella del giorno prima.
Erano passate circa trenta ore, ma della sciacquetta che si era presentata in azienda, nulla.
Questa, un'altra immagine, mi venne in mente la canzone di Ivan Graziani, “Lugano Addio” e la paragonai a Marta, quella descritta dal cantautore.
Fosse apparsa con la giacca a vento invece della camicia militare, c’eravamo alla grande, visto che avendo una quarta abbondante, i seni pesanti erano inevitabili.
Mi scappò un sorriso, lei titubante avanzò e mi disse:” mangia tranquillo, ho già cenato. Se vuoi, aspetto di là che tu abbia finito di cenare e dopo parliamo”.
Le preparai un bicchiere di vino e dissi:” no, resta! Siediti! Parla pure mentre mangio, dimmi perché sei venuta”.
Mi rispose.:” Prima che mi fai il terzo grado, ti dico che sapevo che stasera Alessia non l’avrei trovata. Davide è stato invitato da Alessia al compleanno di Laura.
Quindi ho fatto due più due ed eccomi qua”.
Senza trattenere un certo fastidio, affermai: “Se sei venuta qui, per cercare di farmi incazzare con Alessia hai sbagliato indirizzo, spiattella, cosa hai da dirmi”?
“No Sandro, sono qui per un altro motivo, non sono venuta per farti litigare con Alessia; quindi, vado subito al dunque.
Io è Alessia fino all’anno scorso frequentavamo il circo anarchico di via Ravenna. Lei da un anno lo ha abbandonato io solo da alcuni mesi.
In questo momento sto frequentando un gruppo extraparlamentare che si ispira alle dottrine Di Tony Negri, sono di autonomia operaia.
Quando ci hai visti al bar Elena, non stavamo correggendo un volantino sindacale. Io, come sai, ho solo la terza media, sto leggendo i libri di Tony, faccio delle riflessioni, le metto per iscritto e poi ne vaglio il contenuto con loro che sono più istruiti e mi sanno consigliare e correggere, le rielaboro e poi mi confronto con i compagni di autonomia.
La interruppi:” Scusa ma io che centro in tutto questo? Perché sei venuta da me”?
Mi rispose:” Sei sempre in difesa. Non sono venuta per portarti a letto. Anche se la cosa non mi dispiacerebbe.
La materia prima come puoi immaginare non mi manca.
Tra compagni, conoscenti e colleghi di lavoro, ho una vasta scelta.
Sono qui perché ho capito che sei politicamente orientato a sinistra, penso che con la tua età e la tua esperienza, possa aiutarmi meglio di due ragazzini”.
“Si, ma non mi hai spiegato per quale motivo pensi che io possa esserti di aiuto. Essere di sinistra non implica che uno sia politicamente così preparato da poterti aiutare. Quindi perché proprio io con tutti i personaggi che conosci e che potrebbero esserti utili, più e meglio di me”.
“Sandro, sarò sincera, tu sai che io convivo con una coppia e che sto cercando un altro alloggio. Una sera, parlando con loro, proprio di questo e di come faticassi a trovarne uno, ho fatto il tuo nome, di dove lavoravi, ti descrissi così bene, che Enzo disse di conoscerti, che siete amici.
Mi ha fatto alcune confidenze. Che sto usando nonostante gli abbia promesso di non farti il suo nome. Sono una spiona. Ma non ci vedo niente di male. E poi chi se ne frega, è il minimo visto che mi hanno sfrattata. Insomma.
Mi ha spiegato, che tu eri, da studente, molto impegnato politicamente, anzi, che eri veramente uno tosto. Li aiutavi nei picchettaggi d’avanti la fabbrica durante gli scioperi che facevano alla P. e T. dove lavorava allora.
Quindi, mi sono fatta l’idea che tu potessi diventare un ottimo compagno, in autonomia operaia dove potevamo discutere di politica con indubbi benefici per me e non solo.
La stoppai:” Chi ti fa pensare che io sia disposto a farmi indottrinare dal tuo amico Tony Negri ed entrare in autonomia operaia. Non condivido nulla di quello che scrive e dice lo reputo un cattivo maestro, le sue visioni mi lasciano indifferente, anzi, sarei moto critico.
E poi nel 1972 mi sono estraniato dalla politica attiva. Ero iscritto nel PCI da anni nella FGCI, me ne andai sbattendo la porta, quando i vecchi della sezione prospettarono dei corsi, che reputai di indottrinamento. Non ti dico altro, ti annoierei all’infinito. Il mio passato politico parte da molto lontano, da quando avevo otto anni. Tira tu la somma”.
Lo dissi, sorridendo e facendomi tornare un po’ di buon umore.
Avevo in mente una cosa e non volevo essere troppo indisponente.
Rispose:” Ok, ho capito, non sei inquadrabile, sei un cane sciolto, da stasera per me sei “lupo solitario. Beato te, vorrei avere anch’io le tue sicurezze”.
Nessuna sicurezza Enrica, sono pieno di dubbi, ma cerco di viverli con correttezza intellettuale, senza farmi inquadrare da nessuno.
La guardai, avevo finito la cena, avevo in mente quella canzone e le feci la proposta:” Senti è da quando sei entrata che ci penso. Mi dovresti fare un regalo”.
Rispose:” Dimmi pure, se posso, volentieri.
Mi alzai, la portai nel salottino, le dissi:” si che puoi, non so se conosci “Lugano Addio” di Ivan Graziani, ma stasera sarai Marta, la protagonista, aspetta un minuto”.
Andai in camera da letto presi una mia giacca a vento tornai e le dissi:” togliti la camicia e metti questa”.
Non so, perché le dissi di togliere la camicia, non serviva, bastava mettesse sopra la giacca a vento, ma in quel modo non avrei avuto la visione del “seno pesante,” che immaginavo sotto una maglietta aderente. Invece sotto la camicia, niente, non portava nessuna maglietta e neanche il reggiseno.
Non mi disse nulla, si tolse la camicia e apparve il seno, la cosa migliore che avesse. “Pesante” sì ma non cadente era bellissimo.
Le faccio mettere la mia giacca a vento dicendole:” mordicchiati le labbra, devono essere “rosse” come quelle di Marta. Lei ci prova ma non riesce a farle arrossare come si deve. Mi avvicino e le dico ci provo io. Le strofinai con le dita, ma non cambiavano colore, allora mi avvicinai, con la mia, alla sua bocca e con i denti le mordicchiai le labbra con una certa forza. Non si lamentò. Mi lasciò fare.
Mi allontanai la guardai e dissi:” adesso fai un “sorriso”, sei tale e quale a MARTA.
Presi la chitarra e le cantai Lugano Addio.
LE SCARPE DA TENNIS BIANCHE E BLU
SENI PESANTI E LABBRA ROSSE
E LA GIACCA A VENTO
OH, MARTA IO TI RICORDO COSI’
ILTUO SORRISO I TUOI CAPELLI
FERMI COME IL LAGO…………….
Lei si avvicinò mi tolse la chitarra mi prese la mano e continuò:
“LUGANO ADDIO” CANTAVI
MENTRE LA MANO MI TENEVI
“CANTA CON ME” …….
Avvicinò la sua bocca alla mia e provò a baciarmi.
La allontanai, presi il telefono, le dissi di sedersi ed ascoltare in silenzio.
Telefonai ad Alessia.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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